La Bionda e lo Gnomo

Immaginate di essere in una grande piazza, dove poter urlare, parlare piano, scrivere su dei muri infiniti, fermare la gente che passa per occuparsi dei fatti loro... bene, tutto ciò è qui.

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sabato, 18 luglio 2009

Silenzio Stampa

L'ombra dello gnomo gli girellava intorno da un po', sghignazzando :"Allora, lo rompi questo silenzio stampa? Così ci spieghi come ha fatto lo spettacolo ad andare così male? Alla fine c'erano pochissime persone, tutti tuoi amici e anche loro hanno applaudito proprio per non offenderti. Battute sbagliate, attacchi non dati agli altri attori, cadute rovinose sul palcoscenico. Alla fine dicevano che più che un demente sembravi uno scemo!" Lo gnomo, esasperato, finalmente sbottò :"Sai che vicino al palcoscenico c'era un vaso di glicini?" :"Oh, bene, il silenzio è rotto. Cosa c'entrano i glicini? Il colore mi piace molto, ma non li ho notati." :"E invece li hai notati, eccome! Anzi, li hai anche annusati!" :"Ah sì? Non me lo ricordo per niente." :"Appunto, non te lo ricordi. Sai che certe ombre sono allergiche ai glicini?" :"Ah sì?" :"E che questa allergia, quando si scatena, gli fa un effetto molto simile ad una pesante ubriacatura?" :"Ah sì?" :"E sai che tu sei una di queste ombre allergiche?" :"Ah sì? ... nooo!" :"Sì, durante lo spettacolo, come da copione, io non ho aperto bocca. Lo hai fatto tu, invece, hai continuato a  parlare ininterrottamente, frasi senza capo né coda. Poi, non so come, ma le allergie ombresche fanno miracoli, sei riuscito a fare lo sgambetto ad un sacco di attori. Gli spettatori, però, non ridevano molto. Doveva essere uno spettacolo serio. Sei riuscito anche ad interferire con i segnali radio dei microfoni, non si sentiva nulla!" L'ombra, se possibile per un'ombra, sbiancò. :"Nooo!" :"Sììì!" :"Mi dispiace enormemente! Giuro che non annuserò più glicini in vita mia!" :"Voglio ben sperare!" :"Che figura! Posso andare a nascondermi nel buco più infimo dell'universo?" Lo gnomo, in fondo, aveva un animo comprensivo :"Dai, non fare così, non è stata colpa tua, l'allergia non te la sei cercata, non lo sapevi. Facciamo così, ti perdono, ad una condizione." :"La accetto. Quale?" :"Tira fuori quel vasetto di crema al cioccolato che hai nascosto in giro e mangiamocelo insieme." L'ombra cominciò a barcollare :"Opps, credo che ci siano dei glicini in giro!" Lo gnomo acchiappò l'ombra per la collottola :"No che non ci sono!" :"Va bene, ve bene, vado!" Così andò a prendere il vasetto e la serata finì con grandi fette di pane spalmate di uno spesso strato di crema. :"Gnomo..." :"Cosa vuoi, ombra?" :"Ci riproviamo?" :"A fare che?" :"A recitare!" :"Ovviamente sì! Ma prima controllerò che non ci siano glicini in giro." :"Gnomo, sei un vero amico!".
postato da: 22gnomo alle ore 19:26 | link | commenti (3)
categorie: storie, follie, fatti nostri
sabato, 11 luglio 2009

Stasera si recita... anche senza soggetto

L'ombra, con tono decisamente canzonatorio, si rivolgeva allo gnomo :"E così stasera si recita ancora! E di nuovo farai la parte del demente! Immagino come saranno le critiche domani: Una recitazione incredibile, l'attore sembra davvero incarnarsi con il suo personaggio! L'attore ha una straordinaria capacità di rendere vera la sua recitazione!" Lo gnomo prese una forchetta e la lanciò con precisione verso una manica dell'ombra. Al contrario di quanto si potrebbe pensare, questa si piantò nel legno dello schienale della seggiola e intrappolò il malcapitato. :"Ma come hai fatto?" :"Non sai che il termine ombra si può applicare anche al teatro e alle maschere? Questa è una forchetta da teatro... finta, ma proprio per questo in grado di bloccare anche le ombre. Così allo spettacolo non potrai fare confusione come il tuo solito!" :"Ma che confusione! Io salvo la serata! Senza la mia ironia, il mio sarcasmo, il mio umorismo la gente si annoierebbe! E poi lo sai che senza di me ti viene il panico da palcoscenico!" :"E chi ti ha detto che io ho il panico da palcoscenico?" :"Una persona che ti sta molto vicino, che ti segue come un'ombra." :"Bene, stasera quella persona resterà a casa." :"Dai, non fare così. sii buono. A me il teatro piace, sono dotato, mi viene benissimo! La gente si stupirebbe, se non ti vedesse un'ombra spuntare dai piedi, si chiederebbe se non è una storia di vampiri!" :"Non importa, chiederò in prestito l'ombra di George Clooney." :"E' impegnata." :"Allora quella di Brad Pitt!" :"Tu non sei biondo." :"Che c'entra! All'ombra mica si vede il colore dei capelli!" :"A quella di Brad Pitt sì!" :Va bene, piantiamola di seminare in giro tutti questi punti esclamativi. Ti libero se prometti di non interferire e di comportarti come un'ombra a modino." :"Sior paron, ai vostri comandi." Lo gnomo staccò la forchetta e l'ombra si fiondò verso il copione, girò tutte le pagine e rimase a bocca aperta :"Ma sul copione non c'è scritto niente!" :"Recitiamo a soggetto. E poi hai usato un altro punto esclamativo." :"Ma se non c'è scritto niente, non c'è neanche il soggetto!" :"Un altro punto esclamativo. Va bene, vuol dire che reciteremo senza soggetto... lo sanno fare solo i grandi attori, tu non sei un'ombra di talento?" Sentendo nominare il suo talento l'ombra si illuminò :"Hai ragione! Quindi reciteremo senza soggetto! Quando si parte?" :"Non preoccuparti, manca un sacco di tempo. Tanto da potermi pentire di averti liberato per un sacco di volte!" Quindi spense la luce e se ne andò a dormire per le poche ore che mancavano all'alba del giorno della recita.
postato da: 22gnomo alle ore 01:10 | link | commenti (1)
categorie: storie, follie, fatti nostri
domenica, 28 giugno 2009

Tradire

Lo gnomo e la sua ombra sedevano, in un pomeriggio afoso d'estate, uno di fronte all'altro nel salottino del bilocale interno-albero. Lo gnomo boccheggiava, anche se l'afa non era al suo massimo, aveva pigri perfino i pensieri, ma ci pensò l'ombra a scuoterlo con una domanda :"Hai mai tradito qualcuno?" Le rotelline cerebrali dello gnomo si misero in funzione scandagliando i suoi ricordi :"Non so, deluso di sicuro, tradito profondamente non credo, ma di certo qualche volta non ci siamo compresi ed è possibile, in questo caso, sentirsi traditi. Mi ricordo di una storia..." Si alzò e andò al grande libro delle storie che non finiscono mai, trovò la pagina :"C'erano una  volta un bambino e una bambina, che giocavano insieme , imparavano insieme, passeggiavano insieme. Un'amicizia, la loro, che sembrava indistruttibile. Ma un giorno uno dei due trovò un sasso molto strano, di un nero profondo. Tenendolo in mano si sentivano voci all'orecchio, suadenti, ammaliatrici, che suggerivano di fare o non fare una determinata cosa. La prima cosa che suggerirono fu di non dire niente all'amica. Poi, seguendo quei consigli, il bambino ottenne grandi risultati, divenne nel tempo, ricco, famoso e riverito. Ad un certo punto, gli venne chiesto di indicare un colpevole per una malefatta in cui lui aveva una grande parte. Del suo operato non si sapeva nulla, la domanda era stata fatta genericamente, ma per paura che qualcuno risalisse a lui, indicò come colpevole la vecchia amica. Questa fu incarcerata, interrogata, coperta di vergogna da tutti. La pietra gli consiglio di lasciare il paese e così fece. Passarono gli anni, divenne ancora più ricco e famoso, ma la vecchiaia cominciava a limitarlo e, un bel giorno, dal suo tavolo scomparve la pietra nera. Se ne era andata a cercare qualcuno di più giovane e fresco. Il vecchio rimase per due giorni a guardare nel vuoto, ripensando a tutta la sua vita. Quindi, asciugandosi le lacrime che gli avevano segnato il viso per tutto quel tempo, vendette i suoi averi, ne distribuì una parte ai poveri e tornò al suo vecchio paese, dove sperava che nessuno lo conoscesse più. Si stabilì in una dignitosa casetta nella periferia e iniziò a passare i suoi giorni con tranquille passeggiate. La sua cultura era grande e non ci volle molto che alcuni genitori mandassero da lui i bambini per ricevere insegnamenti. A loro parlava dell'amicizia, della lealtà, del giusto e dello sbagliato. Una sera, alla fine della lezione data ai bambini, entrò una nonna, che aveva accompagnato una bambina. :"Mi piacciono le sue storie di amicizia e lealtà, ma non crede che siano un po' fuori moda oggi?" :"No, signora, e se anche lo fossero, bene, è giunto il momento di riportarle in uso. Vede, io ho una brutto ricordo, avvenuto tanti ani fa, proprio qui. Per egoismo e malignità, mal consigliato, tradii la mia migliore amica, una persona che aveva condiviso una vita intera, con me. Ma fino a quando i cattivi consigli continuavano ad arrivare, non mi rendevo conto del grande male che avevo causato. Mi sono pentito moltissimo, ma non è possibile rimettere a posto i pezzi del guscio, quando si è rotto l'uovo. Ho pensato tanto anche a chi mi dava quei cattivi consigli... e ho compreso che essi, in fondo, venivano dalla parte peggiore di me, non venivano da fuori, la colpa delle decisioni era solo la mia. Il mio non è più pentimento, è angoscia, l'angoscia profonda di aver perso una delle cose più belle della mia vita. Se sapessi come fare, cercherei di tornare indietro e di riconquistare quell'amicizia. " La donna lo ringraziò e se ne andò. Il giorno dopo, alla fine della lezione, la bambina della sera prima rimase per ultima e, quando tutti glia ltri se ne furono andati, consegnò una piccola torta all'anziano. :"La nonna mi ha detto che è una torta che si dà di solito agli amici. Dice che è un po' piccola, ma chissà, con il tempo potrebbe farne di ancora più grandi." E se ne andò tranquilla verso casa." All'ombra piaceva molto ascoltare le storie, d'altro canto, con uno gnomo  così, se non le fosse piaciuto sarebbe stata una tragedia. Così, sorridendo, chiese ancora allo gnomo :"Tu non tradiresti mai un amico, quindi?" :"No, penso almeno che ci penserei su molte volte." :"E quindi se io, che ti sono amico, ti dicessi un segreto, tu lo conserveresti?" :"Certo!" :"Allora te confido uno. L'ultimo vasetto di marmellata l'ho mangiato io!" Lo gnomo divenne paonazzo e cercò subito un corpo contundente, quindi iniziò ad inseguire la sua ombra per la stanza. Scappando, quella ripeteva :"Ma hai appena detto che non tradiresti mai un amico! Che sai conservare i segreti!" :"Oh, ma io non voglio tradire un amico, voglio solo fare giustizia! E' un'altra cosa!" Ma l'ombra riuscì a recuperare il bagno, dove si rinchiuse immediatamente. Sapeva che allo gnomo sarebbe passata subito... anche perché, per andare in bagno avrebbe dovuto scendere a patti!
postato da: 22gnomo alle ore 12:48 | link | commenti (2)
categorie: racconti, favole, storie, follie
domenica, 21 giugno 2009

Casa, dolce casa

Lo gnomo e la sua ombra erano appena rientrati nel bilocale interno-albero. In poco  tempo disfecero le valige e si misero quindi a sedere nelle loro  rispettive poltrone. L'ombra si buttò a sedere con sospiro, dicendo :"Ah! Casa, dolce casa!" Qundi rimase un attimo a riflettere :"Da dove mai può venire questa frase?" Lo gnomo nascose un sorrisetto e l'ombra lo fulminò con l'indice puntato :"Non mi dire che sai anche questa!" Lo gnomo si alzò, andò verso il libro delle storie che non finiscono mai, lo  sfogliò e iniziò :"C'era una volta un bambino che, dopo qualche anno in cui non aveva avuto nessun problema, a parte una spiccata golosità, inziò a soffrire di quello che comunemente si chiama sonnambulismo. La prima volta lo trovarono immobile di fronta ad una pasticceria. Sul momento non pensarono al sonnambulismo, ma poi, quando la cosa si ripetè, medici rinomati chiamati a visitarlo non poterono che confermare i sospetti inziali. La prima cosa che dissero ai genitori era che a nessun costo si doveva svegliare, pena un bruttissimo spavento che avebbe fatto gravi danni. Così i genitori si diedero, ogni notte, il turno per accompagnare il bimbetto a spasso per la città. Ogni volta, però, si finiva sempre davanti ad una pasticceria. Così la mamma, diciamo per intuizione, pensò bene fare una prova: alla sera preparò dei biscotti fragranti e, quando il piccolo si fu addormentato, li appoggiò su di un tavolino vicino alla porta di casa. Per quella notte il viaggio finì lì: nel sonno i biscotti vennero mangiati e si tornò tranquilli a letto. Furono f atte varie prove: il bambino non fingeva, era veramente sonnambulo. Allora, sempre secondo lo spirito scientifico, la mamma provò a cambiare, pensando, come fanno un sacco di mamme, che l'alimentazione di un bambino dovesse essere sana e variata, anche di notte! Così mise della verdura al posto dei biscotti e dei dolcetti... e  il bambino infilò la porta e si ritrovarono davanti alla pasticceria. Stessa cosa anche con la frutta, il minestrone, lo spezzatino di carne. Qualche risultato si ottenne con pane, burro e marmellata, ma insomma, alla fine, sul tavolino trovarono posto solo dolciumi. La storia si diffuse nella città, non ci volle molto perché si parlasse della casa piena di dolciumi, la casa dolce... ripeti e ripeti, si arrivò anche alla dolce casa. Da lì al "Casa, dolce casa!" non passò molto." :"E da grande il bambino rimase sonnambulo?" :"Oh, no, con il tempo il sonnambulismo passò, Solamente lasciava nel comò dei dolcetti che, qualche volta, assaggiava prima di dormire." L'ombra scattò veloce dalla poltrona, andando ad aprire l'anta del comò del bilocale interno-albero, rivelando una serie di vasetti di marmellata e crema di cioccolato e nocciole :"Come un certo gnomo di nostra conoscenza?" La punta delle orecchie dello gnomo si colorò di rosso e questi rispose, secco secco :"No, io non sono mai stato sonnambulo!" E l'ombra, sorridendo maliziosamente mentre scappava con un buon numero di vasetti :"Ma goloso sì!" E si rinchiuse nel bagno... essere golosi non era un privilegio degli gnomi!
postato da: 22gnomo alle ore 22:30 | link | commenti (3)
categorie: racconti, favole, storie, follie
venerdì, 19 giugno 2009

La strada del ritorno

Lo gnomo e la sua ombra stavano seduti uno di fronte all'altro (ah, l'eterno problema del sesso delle ombre! Beh, l'ombra di un maschio la consideriamo maschi, ovvìa!) in un bosco lontanuccio. :"Non pensi che..." iniziò timidamente l'ombra :"No!" :"Ma forse.." :"Nemmeno!" :"Se consideri..." :"Non ci penso proprio!" L'ombra si fece imbronciata :"Ma insomma! Perché se tu non sai ballare, IO non devo andare al ballo del re?" :"Perché io non ne ho nessuna voglia, ma se tu vuoi andare, fai pure!" L'ombra assunse un'espressione ferita :"Ma non pensi mai a me?" :"Troppe volte, ma questo non mi fa venire la voglia di infilarmi in un turbinio di sottane e piedi maschili scalpitanti." :"Che c'entra... tu potresti spiaccicarti sul muro a fare da tappezzeria e lasciare la scena a me, che incanterei tutti con la mia abilità e grazia nel ballo!" L'ombra parlava molto seriamente, aveva un passato da guapo, gigolò, mazurchista, foxtrottatore e boogie-wooger da far invidia a chiunque. E le ombra femminili facevano carte false per ballare con lui. Al contrario lo gnomo non sapeva nemmeno i rudimenti del valzer, non parliamo del tango o del flamenco. Le feste danzanti erano un babau, per lui, non solo perché l'atmosfera frivola pervadeva tutti, ma anche perché la musica gli piaceva e trovava veramente irritante non poter costringere i propri piedi ad andare a tempo con la musica. L'ombra lo guardò in tralice e si rese conto in attimo di tutte queste cose. :"Che ne dici se prendiamo la strada del ritorno?" Si guardarono ambedue negli occhi, era passato un sacco di tempo, dall'ultima volta che avevano dormito nei loro letti al bilocale interno-albero. Si alzarono e all'unisono si risposero :"Sì, è ora!" Misero le loro masserizie nelle bisacce e si misero in cammino, mentre l'ombra, nella luce arancione del tramonto, fischiettava il tango delle capinere.
postato da: 22gnomo alle ore 18:22 | link | commenti (3)
categorie: fatti nostri, pensierini della sera, fatti semplici
mercoledì, 08 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo (by Attilina)

Replico un post di Attilina, utile come promemoria per tutti. Non avrei saputo come parlare, ora, di questa tragedia. Non ci sono parole adeguate, ma una, sicuramente è necessaria e indispensabile: SOLIDARIETA'

Per offrire un alloggio ai terremotati è necessario contattare la Protezione Civile al numero verde 800.860.146 oppure scrivere alla seguente mail: ufficiovre@protezionecivile.it

Per quanto riguarda il volontariato sul posto, nella prima fase ( emergenza ) i volontari devono essere formati alla protezione civile e già organizzati in associazioni.
Nel post-emergenza a seconda delle proprie competenze si potrà offrire un contributo mirato.
Le associazioni di volontariato o i singoli volontari che vogliono dare un contributo possono contattare il Centro operativo della Protezione Civile presso la Prefettura di Pescara, telefonando allo 0852057631.


Sms per inviare gli aiuti ai terremotati

Le quattro compagnie telefoniche d’intesa con il Dipartimento della Protezione Civile hanno attivato la numerazione 48580 per raccogliere fondi a favore delle popolazioni terremotate. Il valore dell’sms è di 1 euro,
La donazione sarà di 2 euro digitando lo stesso numero dal telefono fisso.
FATE ATTENZIONE A DIGITARE IL NUMERO ESATTO: 48580


Versamenti tramite carta di credito

Per contribuire con le proprie carte di credito (CartaSì, MasterCard, Visa, American Express) chiamare al numero verde di Cartasì: 800 317800 dall’Italia e 02 34980235 dall’estero, e con la carta di credito a portata di mano seguire le istruzioni del sistema.

Donazione tramite conto corrente

La Confederazione delle Misericordie ha avviato una raccolta di fondi con un conto corrente appositamente aperto presso il Monte dei Paschi di Siena, agenzia 6 di Firenze. Il codice Iban per effettuare il versamento è IT03 Y010 3002 8060 0000 5000 036. Intesa-San Paolo, ABI 3069, CAB 05061, conto corrente n. 1000/144, intestato a: “Un aiuto subito – Terremoto dell’Abruzzo”. Cod. IBAN: IT 03 B 03069 05061 100000000144.
Banca TERCAS SPA “Raccolta fondi pro terremotati d’Abruzzo” Codice Iban: IT 48 L 06060 15300 CC 090 005 35 65.


Fondi tramite Poste Mobile

Il gestore telefonico Poste Mobile ha attivato il numero di solidarietà 377.2048580 per consentire ai propri clienti di contribuire all’azione di soccorso a favore delle comunità terremotate, donando 1 euro con un Sms. Inoltre, fa sapere Poste italiane, i clienti che hanno associato alla propria Sim Poste Mobile un conto corrente Bancoposta o una carta prepagata Postepay possono donare qualunque importo accedendo ai servizi Semplifica tramite il menù della propria scheda Sim, selezionando lo strumento di pagamento associato (Conto Corrente o PostePay) ed effettuando un postagiro al conto corrente postale numero 10 40 0000, oppure effettuando una ricarica sul numero speciale 377.2048580.


Donazioni alla Croce Rossa Italiana

Per effettuare donazioni alla Croce Rossa Italiana si possono utilizzare: il Conto corrente bancario C/C n. 218020 presso Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati - Tesoreria - via San Nicola da Tolentino 67 - Roma, intestato a Croce Rossa Italiana via Toscana 12 - 00187 Roma, codice Iban IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020, causale pro terremoto Abruzzo; il Conto corrente postale n. 300004 intestato a Croce Rossa Italiana via Toscana 12 - 00187 Roma, codice Iban IT24 - X076 0103 2000 0000 0300 004, causale pro terremoto Abruzzo. E’ anche possibile effettuare dei versamenti online, attraverso il sito web della Croce Rossa Italiana: www.cri.it



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postato da: 22gnomo alle ore 23:26 | link | commenti (4)
categorie: cose importanti per la vita

Oh, my God!

Lo gnomo era seduto al tavolo del bilocale interno albero con il mento appoggiato sulle braccia conserte. La sua ombra cercava di mettersi nella stessa posizione, come un'ombra che si rispetti, ma in realtà il suo volubile temperamento faceva sì che si muovesse incessantemente, al contrario del suo partner che era immobile come la statua del pensatore. :"Che fai?" cercò di chiedere l'ombra, con l'intento di rompere quella immobilità :"Penso." :"Sai che novità! E' una delle cose che fai più spesso... non ti annoi a pensare?" :"Io no, ma mi rendo conto che possa essere difficile da comprendere per chi di pensieri non ne usa molti." :"Vorresti dire che io non penso mai?" :"Assolutamente no. Solamente la frequenza con cui lo fai è molto, molto lunga. Potrei cercare di collocarti tra un platelminto e il plancton." :"Sono animali molto intelligenti, che pensano molto?" :"Affatto, non hanno cervello!" L'ombra ci rimase malissimo. :"Allora tu pensi che io sia senza cervello!" :"Effettivamente questo dubbio mi è balzato in mente, ma poi ho pensato che se sei un'immagine, per quanto sbiadita e lontana non puoi essere proprio tanto diversa dall'originale. Così ho stabilito definitivamente che tu hai un cervello. Purtroppo mi rimane ancora oscuro il modo in cui lo utilizzi, ma non preoccuparti, l'importante è che il cervello ci sia!" L'ombra tirò un sospiro di sollievo :"Bene, mi sarei preoccupato molto se non avessi avuto cervello. Comunque, non svicolare, dimmi a che cosa stavi pensando." :"Pensavo ai modi di dire, a quelle che chiamiamo frasi fatte. Ne usiamo un numero infinito e molte volte caratterizzano anche un intero popolo. Mi venivano in mente gli inglesi, col il loro modo di dire :"Oh. my God!" per ogni cosa che li stupisce. Se non sai l'inglese, significa :"Oh. mio Dio!" Ma in realtà non è solo il significato della frase, ma anche il tono e l'insistenza con cui la si pronuncia. La puoi pronunciare con voce scandalizzata (gli inglesi si scandalizzano molto), con voce felice per la sorpresa, con voce interrogativa... non c'è limite al myGoddismo. E' una filosofia di vita, un pilastro della società, una necessità psicobiologica..." Lo gnomo non aveva ancora finito di parlare che già la sua ombra saltellava in giro scaricando :"Oh, my God!" da tutte le parti, con la voce in falsetto, con un tono baritonale, con un sorrisino celato nella vibrazione di gola, con decisione, con incertezza, con fascino, con puntiglio..." Lo gnomo in breve non ne potè più. Nonostrante l'ora non proprio tarda si vestì per la notte e soffiò sul lume, per porre fine a tutti quelle perentorie esclamazioni. Mentre l'ultima luce scompariva, dall'angolo della stanza si sentì un ultimo, affievolito :"Oh, my God!"
postato da: 22gnomo alle ore 19:29 | link | commenti (2)
categorie: pensieri, storie, follie, pensierini della sera, baggianate
lunedì, 06 aprile 2009

Se il sole si spegne

Lo gnomo era seduto al tavolo del bilocale interno albero, Stava guardando assorto un foglio di giornale. La sua ombra, allegra come sempre, gli girellava intorno. :"Ma che faccia strana che hai! Non che di solito sia poi tanto meglio, come sappiamo bene tutti e due la bellezza non è la tua qualità migliore... - ciarlava l'ombra - Cosa ti colpisce  tanto di quel giornale?" Lo gnomo rispose :"Dice che il sole sta diventando pigro, che nono manda più energia come prima. Qualcuno dice che forse si sta spegnendo." :"Ma va! Anche se fosse vero, non succederà oggi e nemmeno domani. Come fai ad avere paura di una catastrofe così lontana, se mai, poi sia anche vero?" :"A dire la verità non ho paura. Stavo solo riflettendo." :"E su cosa?" :"Che se il sole il  sole si spegne sulla terra non ci sarà più luce." :"Va bene, è con questo?" :"E senza luce non ci sono più ombre. Tu non ci saresti più... E a me dispiacerebbe." Lo gnomo scostò la sedia  dal tavolo, ripiegò il foglio di giornale e lo infilò in un cassetto, poi si cambiò, si mise la cuffia da notte e andò a dormire. La sua ombra, mentre era già addormentato, gli rimboccò le coperte e gli sussurrò all'orecchio :"Anche a me dispiacerebbe perderti."
lunedì, 23 marzo 2009

Tutto è possibile

Da qualche tempo l'espressione dello gnomo aveva qualcosa di statico: allibita. Il mondo che lo circondava, evidentemente, gli cambiava di sotto i piedi senza che lui se ne accorgesse. Racconti scomparsi che d'improvviso ricomparivano, allucinazioni che poi si rivelavano realtà... In questa situazione la sua ombra danzava qua e là, felice come non mai. Lo gnomo la rampognò, lievemente irritato :"Ma insomma! Come puoi sopportare questa insicurezza di fondo? E' irreale!" :"No, mio caro - rispose l'ombra - qui tutto è possibile, anche che all'interno di un albero, in un bilocale, vivano uno gnomo forse un po' folle e una un'ombra SICURAMENTE folle... " E si allontanò in piroette vorticose, ridendo di gusto.
postato da: 22gnomo alle ore 19:47 | link | commenti (1)
categorie: cose inutili per la vita
domenica, 22 marzo 2009

La storia perduta

Lo gnomo era immerso in un biancore assoluto. Non vedeva più nulla, non c'erano oggetti, non c'era nemmeno la sua ombra, anzi, non c'era alcuna ombra. :"Oh! Avevo appena finito di dire una storia! Si intitolava il cantore..." Poi gli venne nella memoria l'immagine di un tasto... quello sbagliato...
postato da: 22gnomo alle ore 18:53 | link | commenti (7)
categorie: pensieri, storie, pensierini della sera

Il cantante

Lo gnomo, che camminava avanti e indietro nel suo bilocale interno albero, aveva un piglio deciso :"Va bene, ho capito che non sarò mai un attore! Allora, da grande, voglio fare il cantante!" La sua ombra si sbellicava dalle risate :"Gnomo, gnomo! Volevo chiarirti un paio di cosette: tu non diventerei mai grande, gli gnomi, anche invecchiando, restano piccoli! E poi sei stonato come una campana!" :"Davvero?" :"E sì, purtroppo... e, dimenticavo, non una campana rotta, no, no! Proprio una di quelle tagliate a metà che il batacchio scappa via inorridito al pensiero di batterti contro!"  Lo gnomo era allibito :"Ma allora... cosa posso  fare?" L'ombra, sorniona, cominciò a contare con le dita :"Allora, io sono bravo a fare l'attore. Io sono bravo a ballare. A cantare me la cavo. Mmhh... mi sa che a te non resta che... raccontare. In questo sei proprio imbattibile, il primo in assoluto!" :"Ma... mi ascolti solo tu quando racconto!" :"Non è il numero che conta! E' la qualità! Io sono un ascoltatore di prima  scelta. Ecco, guarda, mi siedo qua, sono un ascoltatore professionista serio, io. Sono pronto, racconta." Lo gnomo non era un gran che convinto, ma comunque iniziò. :"C'era una volta il Gran Cantore di corte che si accorse, mentre faceva un gorgheggio acuto, di non riuscire più a tenere la nota alta con la stessa facilità del giorno prima. Preoccupato andrò dal cerusico di corte che gli dette una brutta notizia. :"Caro Gran Cantore, non voglio illuderti. La tua carriera finisce qui. Nei tuoi polmoni c' un equilibrio instabile, continuando a cantare non funzionerebbero più bene, danneggerebbero il cuore e tu rischieresti la vita." Il Gran Cantore se ne andò via in silenzio, nascondendo la disperazione che lo aveva preso. Il canto era tutto per lui, lo aveva amato fin da piccolo, era stato la sua vita, il suo lavoro, la sua  soddisfazione. Non si era nemmeno  sposato, il canto gli bastava e non aveva spazio per null'altro. Entrò a casa con l'aria impassibile e il cuore a pezzi, si fece sellare il cavallo più veloce e lo lanciò al galoppo sin fuori dalle porte della capitale, su su, fino alle colline più alte. Si fermò solo a far bere e mangiare la povera bestia. Arrivò all'ultimo paesino, dopo di quello solo colline brulle e nessuna persona. Lui cercava il silenzio e la quiete. Si fermò ad un capanno isolato, lo stesso dove per lungo tempo si ritirava a provare i canti più complicati. Pensava di trovare un po' di pace, ma ancora, i rumori e i suoni degli animali, del vento, delle piante, si trasformavano per lui in musiche che bramava cantare. Si spinse lungo un sentiero quasi  abbandonato, sino ad una grotta e restò lì, a  guardare il muro verde ad occhi sbarrati. Mentre guardava senti da lontano quella che gli sembrava la voce di un bambino. Man mano diventava più forte, stava avvicinandosi e... cantava! Il Gran Cantore si mise le mani sulle orecchie, ma poi l'abitudine ebbe il sopravvento: ascoltava, giudicava intonazione e timbro, come aveva fatto per tanto tempo per selezionare i cantori del Coro Imperiale. E questa era una voce veramente da angelo, incredibile, migliore ancora della sua. Senza tecnica, ovviamente, ma affascinante. Il Gran Cantore scese a rotta di collo il sentiero, vide il bambino, che stava spingendo la proverbiale mucca al pascolo e gli disse :"Dove stanno i tuoi genitori?" Il piccolo, spaventato, gli fece segno verso la  valle. L'uomo prese con una mano la cavezza della mucca, con l'altra il bambino e prese spedito il cammino, incurante dei muggiti di protesta della povera bestia che si vedeva sottrarre la sua erbetta fresca. Arrivato a casa, in quattro e quatr'otto consegnò una borsa di pelle piena di monete d'oro alla famiglia, che consegno il figlio senza batter ciglio... ne a vevano altri otto, di varei età, tutti sempre affamatissimi. Mentre il bambino sedeva davanti a lui sulla sella il Gran Cantore gli chiese :"Dove hai imparato a cantare?" :"Mi hai insegnato la mia mamma! Ma scusa, tu mi prendi su come se fossi una balla di fieno! Non sai nemmeno se mi piace cantare!" :"No, non so se ti piace venire con me, questo no, e mi mi scuso per averti quasi rapito così. Ma so che ti piace cantare. Lo sento nella tua voce, nella gioia  che fai traspirare. Ti chiedo almeno di provare ad imparare sotto la mia guida. Se non ti piacerà, tra un anno potrai tornare a casa e non chiederò i soldi indietro alla tua famiglia." :"Ben, tra un anno farò la mia scelta!" Ma un anno dopo il bambino era la voce solista dell'Imperiale Cori di Voci Bianche. Il Gran Cantore, che da quel momento non aveva più fatto sentire ad alcuno il suo canto, nemmeno all'allievo, lo seguì anno dopo anno, anche nel difficile cambio di voce della giovinezza. Ma le sue speranze non vennero deluse, la voce adulta era ancora più affascinante di quella del bambino. Passarono anni di concerti e soddisfazioni, ogni nobile chiamava il discepolo del Gran Cantore e nessuno rimaneva deluso, anzi, la fama aumentava. Infine, come in tutte le vecchie, trite, storie che io racconto, venne il momento di andare al cospetto dell'imperatore, a cantare per il suo compleanno. Tutto fu stupendo e gli applausi sembravano non dovere mai finire. Ma l'imperatore alzò la mano e tutti tacquero, in attesa. :"E' il mio compleanno, sono enormemente soddisfatto per il bel concerto, ma ho un desiderio e vorrei vederlo esaudito: cantate insieme, voi due! Io amo il canto e, immodestastamente, credo di essere un buon estimatore. Ritengo che le vostre due voci, insieme, farebbero scendere a terra anche gli dei per ascoltare." Il Gran Cantore impallidì, si guardò intorno, vide l'espressione di grande attesa nei volti di tutti come in quello del sovrano. Sospirò e disse al discepolo il titolo della canzone. E' ancora scritto negli annali il  ricordo di quella meraviglia. Davvero si fermò il vento, gli uccelli si posarono, tutti gli animali della corte si acquietarono e la gente fu travolta dalla bellezza del canto delle due meravigliose voci, diverse, capaci di fondersi insieme in celestiale armonia. Alla fine del canto ambedue tennero, a lungo, l'ultima altissima nota. La gente era commossa alle lacrime e, quando la nota si spense, un silenzio assoluto cadde nella stanza e nell'intero palazzo. In quel silenzio il Gran Cantore scivolò a terra senza rumore. L'imperatore stesso corse a soccorrerlo e quando il Cerusico Imperiale gli disse che il Gran Cantore stava morendo e gli spiegò il perché rimproverò l'artista. :"Se mi avessi detto che eri malato, mai ti avrei fatto cantare!" Il Gran Cerusico, con un piccolo, debole sorriso, gli chiese di rimando :"Abbiamo cantato bene?" :"Non ho mai udito nulla di più bello!" :"Bene, questo è quello per cui  io ho sempre pensato di venire al mondo, cantare! non avrei rinunciato a quest'ultima canzoone nemmeno per venti anni in più di vita." Stretta la foglia, larga è la via, dite la vostra ch'io detto la mia." Lo gnomo terminò bruscamente il racconto, la sua ombra era a bocca aperta. :"Gnomo! Ma è triste! Finisce male!" :"E chi ha detto che le storie debbono  essere sempre belle, allegre e a lieto fine?" E, chiudendo il discorso, se ne andò a dormire. Aveva lasciato acceso il lume, dato che era presto, per lasciare all'ombra la possibilità di fare ancora qualcosa, per la serata, a suo piacere.E quella si mise a cantare. Arrivarono altre ombre, maschili di uomini barbuti, femminili, con lunghi capelli sciolti o raccolti a coda di cavallo. Le voci riempirono di belle amozioni le stanze e i sogni dello gnomo.
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categorie: racconti, storie

Guitto

Lo gnomo era seduto davanti al tavolo con i gomiti appoggia, le mani ai lati del volto e un'espressione depressa. La sua ombra svolazzava di qua e di là, sogghignando e ripetendo :"Ma dai, non è una tragedia! Vero che potevi recitare te stesso, in modo da essere realistico, come demente, ma è anche vero che non sei nato né tagliato per fare l'attore! Tutto al contrario di un'ombra versatile ed espressiva come me! A me hanno fatto i complimenti! Su, in fondo non è la morte di nessuno, non ti hanno tirato i pomodori marci o le uva in faccia... nessuno si era ricordato di portarli, ti è andata bene!" Lo gnomo si alzò dal tavolo e si trascinò stancamente verso il libro delle storie che non hanno mai fine, sfoglio le pagine, infilò gli occhiali e cominciò a raccontare :"C'era una volta un ragazzino, tondo e basso come pochi, ma che aveva il sogno di diventare attore. Recitava a lungo davanti allo specchio, ma anche la sua immagine riflessa si rendeva conto che non era tagliato per quel mestiere. Piuttosto che essere vicino al teatro andò a lavorare come attrezzista. Anche qui non aveva abilità o talento, ma le spalle quelle erano buone e per portare pesi e fondali andava bene lo stesso. Comunque, appena poteva, sbirciava le prove e studiava i copioni. Il pomeriggio di una prima, alla prova generale, c'era sgomento fra tutti: il protagonista e il suo sostituto si erano ammalati entrambi. Un febbrone da cavallo li faceva delirare, era impossibile che potessero recitare. Così il nostro ometto si fece avanti :"Io la parte la so!" Lo fecero provare, anche se risultò evidente da subito la sua mancanza di talento. La parte la sapeva davvero... le battute gli uscivano con i giusti tempi scenici, senza esitazioni, anche se con tono monocorde e senza emozione. Le costumiste, arricciando un po' il naso per l'evidente difficoltà, gli abbozzarono una parvenza di costume e tutti si rassegnarono all'idea di mettere in scena una prima zoppa, ma, si sa, lo spettacolo deve continuare. A mezz'ora dal sipario il miracolo: il protagonista non aveva più la febbre e, con l'aiuto di un paio di cordiali, se la sentiva di andare in scena. l'Attrezzista, già in costume, abbandonò il retropalco per andare a posizionarsi al suo solito posto, alle funi di trazione, con ancora indosso il costume. Un vecchio attrezzista, tondo e basso come lui, lo guardò con un'aria di commiserazione. :"Beh, almeno c'ho provato!" Il vecchio gli fece segno di sì con la testa e, facendo poco rumore, per non disturbare la scena che andava ad iniziare, gli fece un applauso." L'ombra dello gnomo, alla fine del racconto, si sperticò in inchini al suo immaginario pubblico... lo gnomo se ne andò a prepararsi per la notte. Nell'altra stanza, purtroppo per lui, dal niente si sentivano gli scrosci di applusi rivolti all'ombra.
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categorie: racconti, storie
giovedì, 19 marzo 2009

Portati dietro la meraviglia

Lo gnomo stava leggendo da un quadernetto per appunti. La sua ombra, curiosa, lo stimolava :"Dai, dimmi cosa stai leggendo!" Alla fine lo gnomo cedette :"Sono pochi appunti, avevo ascoltato una canzone in inglese, che diceva Bring on the wonder... non so se sia giusto, ma io l'avevo presa per: portati dietro la meraviglia, lo stupore." :"Wonder woman!" Lo gnomo fece una smorfia disgustato :"Ecco! Ti pareva! I fumetti non c'entrano niente... Portati dietro la meraviglia, perché quando vedrai il mare e la spiaggia e il vento che muove le foglie ne avrai il cuore ferito di felicità. Portati dietro la meraviglia, perché ti capiterà di vedere un sorriso cambiare l'umore delle persone e rendere più felici molti momenti. Portati dietro la meraviglia, perché è con questa che si costruisce la speranza, è con questa che che si vincono le battaglie contro la solitudine e la depressione, contro il senso di inutilità, contro la cattiveria e l'avidità. E se ti sembrerà di averla finita, la meraviglia, chiudi gli occhi, torna indietro nel tempo fino ad un momento felice ed immagina che si possa ripresentare, trasformando di nuovo la tua anima." In silenzio lo gnomo chiuse il quadernetto, si cambiò e, infilata la cuffia da notte andò a dormire. Prima che il lume venisse spento, l'ombra disse, piano :"Che meraviglia di uno gnomo..."
lunedì, 16 marzo 2009

Attore

Lo gnomo era impegnatissimo a leggere un foglio, non lo distraeva nemmeno la vista delle boccacce che ogni tanto faceva la sua ombra. Quest' ultima, dotata di una pazienza non proprio eccezionale, lo interpellò :"Gnomo! Ma che stai leggendo di così interessante?" Lo gnomo girò il foglio, in modo che fosse visibile all'ombra: all'inizio del foglio c'era scritto: Gnomo:" e il resto del foglio era assolutamente bianco. L'ombra, per quanto avvezza alle stranezze, stavolta non capiva proprio. :"E' la mia parte!" esclamò lo gnomo. :"La tua parte?" :"Hai un'imbarazzante tendenza a ripetere in tono di domanda le affermazioni altrui. Fose qualche problema di udito?" :"No, quello sordo, tra noi, sei tu. Di che parte stai parlando?" :"Sabato sera abbiamo un recital e questa  è la mia parte." :"Cosa fai? L'oggetto di scena? L'attaccapanni, il nano da giardino, il comodino, l'altana, il contrabuffet, l'arpa celtica, il maggiordomo muto..." Lo gnomo era lievemente arrossito :"Faccio il demente afasico." :"Il demente afachè?" :"Afasico. Significa che non riesce a parlare." :"Beh, è una parte interessante, soprattutto per il demente, perché invece per tacere ti dovrai fare forza, non ci sei abituato." :"Perché a fare il demente sì?" L'ombra sfoderò un sorriso a tutta dentiera :"Tu l'hai detto!" Lo gnomo per un attimo prese le sembianze di una caldaia a cui si è rotta la valvola di sicurezza, poi si sgonfiò e si mise a ridere. :"Perché ridi?" :"Ah, secondo te, se io recito così bene la parte del demente, la gente della mia ombra cosa dirà?"  L'ombra farfugliò :"Erhh... che è l'ombra di un demente?" :"Sì!" L'ombra tese la mano :"Cosa vuoi?" fece lo gnomo stupito del gesto :"Dammi il foglio!" :"Perché?" :"Almeno imparerò bene la parte, no?!"
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categorie: storie, follie, fatti nostri
venerdì, 13 marzo 2009

Puff la felicità

L'ombra dello gnomo era impegnatissima a fare delle grandi bolle di sapone che facevano "puff!" dappertutto nel bilocale interno albero. Lo gnomo  guardava la scena e si godeva le piccole e cangianti iridescenze che la luce strappava da ogni saponosa superficie. :"Mi ricordo una storia... " iniziò d'improvviso a dire e l'ombra si fece subito attenta :"Ah - continuò lo gnomo - è sempre bello avere un pubblico attento, anche se devo dire che qui giochiamo letteralmente in casa! Comunque c'era una volta un bambino che si arrovellava su di un problema e sedeva già da lungo tempo sulla panchina dell'albero al centro del parco. L'anziano custode gli sedette vicino: conosceva i suoi genitori, anzi, si erano incontrati e dichiarati proprio sulle panchine del parco. Gli chiese quale problema lo preoccupasse così tanto. :"Vedi - disse il bambino - ho imparato la parola felicità e ho scoperto che mi capita di essere felice tante volte... quando la mamma o la maestra mi dicono bravo, quando il papà mi fa una carezza, quando mangio un dolcetto particolamente buono. Sono tanti momenti piccoletti, ma molto piacevoli e gioiosi. Purtroppo durano solo un attimo. Sto pensando a come fare per farli durare di più, ma non mi viene in mente niente!" Il custode, serio serio, raccolse un fiore di dente di leone, con tutta la sua impalpabile corona bianca e rotonda. :"Puffff!" fece e mentre finiva con le effe soffiò leggermente sul fiore. Si staccarono tutti semi e volarono via nell'aria allargandosi e allontanadosi sulle ali del vento. :"Ecco - disse al bambino - Questo è un segreto molto ben custodito! Tu tieni ben a mente tutti i momenti felici che provi, poi, quando ne sentirai il bisogno, protrai fare quello che ho fatto io: puff la felicità. Questa si spargerà come questi semi che sono volati via leggeri leggeri, sarà una felicità che servirà sia ha te che agli altri!" Il bambino sorrise felice, salutò il custode con un puff! E se ne corse a casa." Finita la storia lo gnomo si apprestò ad andare a dormire, mentre l'ombra saltellava qua e là per tutto il bilocale interno albero continuando a fare :"Puff!" Lo gnomo si addormentò, ma nel sogno che gli comparve intorno vedeva il bilocale con le immagini di momenti felici della sua vita collocate in tutti i posti dove la sua ombra aveva fatto puff. Il mattino dopo, quando la luce dell'alba iniziò a delinare la sua ombra, lo gnomo  la accolse con un :"Puff! Grazie di esistere, ombra!"
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categorie: racconti, storie
mercoledì, 11 marzo 2009

Voler bene

Lo gnomo era davanti alla finestra del bilocale interno albero e guardava fisso fuori. La sua ombra gli si avvicinò timidamente e chiese :"Gnomo, a cosa pensi?" :"Al mondo e alle cose." :"Grandi pensieri! Filosofici, sofistici, ermeneutici, matematici, escatologici, tantrici, karmici, sociologici, psicologici - qui l'ombra dovette per forza prendere fiato - O qualcosa d'altro?" :"Altro. Mi è semplicemente venuto in mente che, non ci fosse altro al mondo, se una persona ti vuole ben, vale la pena vivere." L'ombra restò bloccata, cosa rara per lei, poi a voce bassa :"Ti voglio bene, gnomo!" E lo gnomo :"Anch'io, ombra, anch'io!"
domenica, 08 marzo 2009

Ricorda

Lo gnomo  era seduto al tavolo del bilocale interno albero, davanti aveva un foglio con una lista costellata di segnacci rossi. La sua ombra si avvicinò e buttò lì :"A scuola non andavi molto bene vero? Guarda quanti errori fai!" :"Hai ragione, non sono mia stato né il primo né il secondo della classe, anche se non sono mai stato l'ultimo. E anche questi sono errori, ma non come quelli di scuola. é l'elencod elle cose  che dovevo ricordarmi e  mi sono dimenticato." L'ombra guardò di nuovo, più attentamente :"Oltra alla scuola, neanche la memoria va tanto bene, neh? Distrattuccio, vero?" :"Dovrei dire di  sì, ma non sarebbe verissimo... forse potrebbe essere vero l'opposto." :"Come? Ti dimentichi un sacco di cose, a volte molto importanti, e non sei distratto?" :"No,  la maggior parte delle volte ero troppo concentrato, ma su qualcos'altro. Magari molto meno importante, ma che prendeva la gran parte della mia attenzione e faceva sì che non potessi fissare altro nella memoria." :"E cosa mai doveva farti concentrare così?" :"Tutto e niente: un libro che stavo leggendo, un sogno ad occhi aperti, il calcolo delle probabilità per un avvenimento, il ricordo di una persona che mi aveva colpito." :"Ti sei pentito di aver diomenticato? Hai promesso di non farlo più?" :"Mi sono pentito, un sacco di volte. Ho chiesto scusa, un sacco di volte... ho pensato di migliorare, ho provato a scrivere appunti dappertutto. Non serve a molto, dimentico lo stesso." L'ombra lo guardò, poi fece scorrere lo sguardo intorno, sulle tante piccole cose che riempivano il bilocale interno albero. :"Dì la verità, gnomo... tu non hai mai promesso nè cercato di non farlo più!" Lo gnomo  ripetè l'esame della stanza che aveva appena concluso la sua ombra. Rimase in silenzio e solo dopo un po' rispose :"Vero. Mi conosci bene. No, vorrebbe dire rinunciare ad essere me stesso. E' la mia creatività, qualche volta, forse, anche un po'  di arte." Lentamente, con lo sguardo perso nel vuoto, si cambiò, mettendosi il pigiama e si infilò la cuffia da notte. Prima che soffiasse sul lume la sua ombra gli sorrise :"Buona notte, concentrato di uno gnomo!".
venerdì, 06 marzo 2009

Quanti anni hai?

L'ombra dello gnomo guardò il suo compagno a gli chiese :"Quanti anni hai?" :"Oh, tanti!" Rispose quello, facendo finta di nulla ."Si, va bene tanti, ma quanti anni hai?" :"Sono vecchio." :"Continui a non voler rispondere." Lo gnomo fece finta di irritarsi (e che non era irritato davvero lo si vedeva dall'accenno di sorriso che gli spuntava all'angolo della bocca) :"Ma perché bisogna misurare sempre ogni cosa? Non si può andare a spanne? I numeri possono essere così freddi, spersonalizzanti... e poi ognuno ha l'età che si sente. Magari uno può sentirsi l'età di un bambino ed avere i capelli bianchi e un altro essere un bambino, ma ragionare e pensare da adulto (il che penso non sia una gran bella cosa, proprio per nulla). Ci sono le persone che non crescono mai, quelle che crescono troppo in fretta, quelle che non ne vogliono sapere di crescere. Ci sono un sacco di storie su bambini che non vogliono più crescere. Ricordo Peter, in particolare, un inglesino tutto pepe che parlava di pirati, coccodrilli, sveglie... ma in realtà era molto snob, gli piacevano i parchi eleganti e ben tenuti e aveva un rapporto non bellissimo con la sua famiglia. Poi c'era Pollicino, che era piccolo, ma piccolo, molto più piccolo di uno gnomo, anche se eramolto saggio e furbo. Continuava a seminare in giro ghiaia che mi veniva da chiedergli se di mestierefaceva lo stradino. Ce n'era un altro, strano, che diceva di essere sotto una maledizione e che non invecchiava mai, ma era costretto, così asseriva, a camminare senza fermarsi mai. Gli costava un occhio in cambi di scarpe e aveva due piedi lunghissimi. Matusalemme, invece, invecchiava, e più invecchiava e più diventava petulante! Noi vecchi siamo una vera rottura di scatole quando ci mettiamo." L'ombra era frastornata, ma non si lasciava confondere :"Se proprio non vuoi dirmi quanti anni hai, dimmi se dentro ti senti così vecchio come dici di essere." Lo gnomo, stavolta, divenne serio. :"Oh, mi accorgo dagli sguardi della gente che mi considerano vecchio, mi vedono la pancia rotonda, gli occhiali, i capelli grigi... Se poi sono giovani è anche peggio, ci manca poco che mi lascino il posto sull'autobus. Ma io dentro mi sento molto, molto più giovane." L'ombra, come tutte le ombre, sembrava non avere età e questa, in particolare, per la sua giovialità e spensieratezza sembrava veramente giovanissima. Quasi le dispiaceva per quello che diceva lo gnomo, della gente che lo considerava vecchio... ma quello riprese :"Però devo dire una cosa: io mi sento un bambino, che ora, qualche volta, può veramente portare a compimento qualcuno dei suoi sogni. Quando sei più piccolo, o almeno, a me  succedeva, resti con molti sogni ad occhi aperti. Poi la gente smette di farli, oppure fa in modo di prendere quelli già pronti che gli propina qualcun  altro. Io ho continuato a tenerli aperti, gli occhi, e i sogni non sono mai finiti. Qualcuno, come ti dicevo, l'ho realizzato. Non vuol dire essere veramente felici, per quello ci vuole altro, ma qualche soddisfazione questa cosa te la dà." L'ombra riflettè un po', quindi cominciò a saltellare in giro :"Dunque, allora, scrivere un libro! Vincere un premio! Insegnare all'università! Autare la gente! Fare il regista! Comparire sul giornale! Diventare direttore! Giocare con il computer! Nuotare nello Jang-tse-kiang!" Lo gnomo lo bloccò al volo :"Io non so nuotare!" :"Beh, la tua ombra sì! Salvare una vita! Calmare un agitato! Mangiare la farina di ceci ad Amman e a Gerusalemme! Salire a piedi sulla Tour Eiffel! Camminare sulle pendici del Tabor! Percorrere le strade di Petra! Fotografare il papa! Scrivere su un giornale! Vivere con venticinquemila persone sotto le tende! Dormire una notte fianco a fianco con lo scheletro di un santo! Comparire alla televisione! Trovarsi per caso ad un bistrò vicino alla più famosa cantante di fado! Inventare favole e storie!" Lo gnomo la bloccò al volo :"Far tacere le ombre!" E soffiò sul lume prima di infilarsi sotto le coperte.
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mercoledì, 04 marzo 2009

Che vergogna!

La porta della piccola dispensa del bilocale interno albero abitata dallo gnomo e dalla sua ombra si aprì di colpo :"Ah!" Fece lo gnomo :"Che vergogna! Da un'ombra ben educata come te non mi sarei aspettato una cosa simile!" L'ombra era stata beccata mentre si mangiava a mani aperte la marmellata di fragole preferita dallo gnomo. Senza scomporsi più di tanto, l'ombra ribatté :"Sono certo che hai una storia adatta anche a questo!" :"Oh... in effetti. C'era una volta un paese molto morigerato, dove tutto era controllato e incasellato, secondo schemi molto precisi e secondo regole approvate dai maggiorenti della città. Quando qualcuno non si atteneva alle regole si alzava un indignato coro di :"Che vergogna!" E il malcapitato o la malcapitata effettivamente si vergognavano immensamente. In questa condizioni era come se tutti camminassero sulle uova... sai, non ci voleva molto per meritarsi un Che vergogna! Gli scommettitori tenevano il conto dei vergognosi peggiori e scommettevano in segreto, perché se gli svergognanti lo avessero saputo non ci sarebbe stata tregua! Si arrivava a svergognare la gente anche tra i muri di casa. Qualche buon effetto collaterale c'era, visto che tutti si controllavano molto, ma a dire la verità questo non impediva che, con il sorriso sulle labbra e in punta di forchetta chi voleva e poteva facesse i propri loschi affari. Quando arrivò in paese un piccoletto tondo e pacioso che già dal primo momento in cui trasportava la sua roba nel bilocale preso in affitto, aveva infranto non so quante decine di regole gli svergognanti andarono a nozze. In ogni parte dove quello si presentasse insorgevano i Che vergogna! Per un po' il piccoletto fece finta di niente, poi si mise a rispondere :"E perché dovrei vergognarmi?" Gli svergognanti credevano di andare a a nozze, con questa domanda, e snocciolavano moralissime e dotte spiegazioni... Purtroppo per loro, quasi sempre, in queste spiegazioni si evidenziavano un sacco di contraddizioni e di insulsaggini, come succede nelle norme che servono solo a mantenere una rigidità artificiale. Così gli svergognatori arrossivano e ammutolivano. Alla fine, ogni volta che qualcuno iniziava con il Che vergogna! lo gnomo rispondeva :"Ah! E di che cosa ti stai vergognando? Di dimostrarti ottuso come tanti in questa città?" Quando il piccoletto, finiti di sistemare gli affari che aveva in città, caricò la sua roba e si preparò a partire, molti sospirarono di sollievo, ma molti altri presero il coraggio a due mani e cominciarono a non vergognarsi inutilmente." Quando lo gnomo ebbe finito di parlare si accorse che la sua ombra aveva finito anche tutta la marmellata del vasetto :"L'hai finita!" :"Che vegogna, neh? Ma non preoccuparti, ne ho comprata dell'altra!" ribatté l'ombra, mostrando uno stipo della dispensa con tanti vasetti. :"Con quali soldi l'hai pagata, visto che hai finito i tuoi risparmi comprando il vasetto che ora hai spazzolato?" :"Non ho usato soldi!" :"No?" L'ombra, lasciando questa domanda sospesa nell'aria, prese al volo un altro vasetto e, scappando via, buttò lì :"Ho usato la tua carta di credito!"
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categorie: racconti, favole, storie
lunedì, 02 marzo 2009

Oops!

Di nuovo lo gnomo era davanti al libro delle storie che non finiscono. Sfogliò le pagine e si fermò su di una storia. :"C'era una volta - iniziò a raccontare alla sua ombra che sedeva su di una sedia a dondolo - una famiglia, povera, ma onesta. A dire la verità questa figura retorica mi sembra alquanto bizzarra... sottintende che la povertà, purtroppo, di solito genera la disonesta, ma per quanto mi risulta è più facile il contrario! Ho già avuto modo di incontrare di queste contraddizioni, comunque, per farla breve, questa famiglia possedeva poco, oltre la casa, un orto striminzito e una capretta che dava latte e formaggio. In particolare c'era un vaso, molto bello e in delicata ceramica istoriata. Era piuttosto prezioso, ma non lo avevano mai venduto perché era un regalo. Il bambino di casa era un piccolo scavezzacollo, ma onesto. Qui l'onesto ce l'ho aggiunto io, perché mi sembra importante puntualizzare che scavezzacollo fa riferimento ad un comportamento un po' irrequieto, ma sempre moralmente corretto. Come in tutte le storie che si rispetti, capitò che in un movimento sbadato facesse crollare a terra il vaso e lo rompesse in mille pezzi :"Oops!" Fece il ragazzo e ammutolì, in attesa della sfuriata che gli avrebbe di certo fatto il padre. Invece questi raccolse i pezzi e li mise da parte per cercare di rimetterli insieme. :"Ma come - fece il bambino - non mi punisci?" :"Lo hai fatto con intenzione?" :"Oh, no, proprio no!" :"E allora sono certo che ti stai già punendo da solo con il dispiacere di averlo rotto." Passò del tempo e il vaso riparato faceva ancora bella mostra nella casa, Il bambino era cresciuto, si era dimostrato molto intelligente e capace e aveva ottenuto un lavoro molto ben remunerato, presso un notabile della capitale. Dopo molto tempo tornò a casa a salutare la famiglia e, con un sorriso, diede al padre un grande pacco. Questi lo scartò e vi trovò, avvolto nella paglia, un vaso identico a quello rotto. :"Ti ringrazio, figlio mio - disse l'uomo - Lo prendo come un dono, non come una riparazione. Come ebbi a dire allora, non hai avuto nessuna intenzione cattiva, magari avresti potuto solamente essere meno maldestro." Poi abbracciò il figlio e lo condusse al tavolo, dove la famiglia aspettava per cenare." L'ombra dello gnomo era perplessa :"C'è qualche nascosto insegnamento, in questo?" :"No, - rispose lo gnomo - mi sembra tutto molto chiaro: se si deve punire qualcosa è l'intenzionalità nel fare una cosa sbagliata." :"E allora perché tutte le volte che io rompo qualcosa tu ti metti a sbraitare come una cornacchia?" :"Mah, forse perché sono uno gnomo irascibile e scontroso?" L'ombra si mise a ridere a crepapelle :"Davvero! Davvero!" Nell'enfasi delle risate urtò un tavolo e fece crollare a terra un vasetto di marmellata. :"Oops!" Esclamò, mentre nascondeva le mani dietro la schiena. Lo gnomo andò in cucina, prese uno straccio e raccolse sconsolato vesti e marmellata :"Fragole... la mia preferita..." Diceva piano. L'ombra cercava di confondersi tra le tende, ma non successe niente, finita la pulizia lo gnomo andò a letto senza dire una parola di rimprovero. Al mattino, sul tavolo della colazione troneggiavano due vasi di marmellata alle fragole, della migliore qualità. :"Le avevo mese via per i momenti peggiori, ma, visto che ho fatto il danno..." Si scusò l'ombra. Finì con due magnifiche fette di pane fragrante ricoperte di burro e marmellata e lo gnomo che diceva, fra sè e sé :"Va bene, la dieta la comincio domani!"
postato da: 22gnomo alle ore 20:54 | link | commenti (5)
categorie: racconti, favole, storie
domenica, 01 marzo 2009

Per favore

Lo gnomo aprì il libro delle storie che non finiscono e cominciò a leggerne una ad alta voce. La sua ombra si fiondò immediatamente sulla poltroncina più vicina e si mise ad ascoltare. :"C'era una volta un piccolo principe, piccolo di statura, ma non di superbia o arroganza. Da quando si alzava la mattina sino a quando si addormentava la sera non faceva altro che dare ordini a destra e a manca. E' vero che il re suo padre pagava profumatamente i suoi servitori, ma era davvero difficile sopportare questa situazione, tant'è che c'era sempre bisogno di molte persone per sostituire il personale che se ne andava esasperato. Un giorno... come dite? C'è sempre un giorno, nelle storie? Ah... avete ragione, ma, sapete, sarebbe poco elegante dire che in un istante qualunque della vita del personaggio si incrociarono molti destini che altrimenti non si sarebbero compiuti e grazie al caso o alla preveggenza e onnipossenza di un essere superiore che per semplicità di discorso chiuderemo nel significato immanente e contingente del sostantivo singolare maschile (in italiano è disdicevole utilizzare il genere neutro per soggetti identificati come  esseri coscienti e senzienti, per quanto superiori di intelletto essi possano  essere rispetto alla specie homo sapiens) DIO, ognuno di essi ebbe compimento venne così  a configurarsi lazione che andiamo a descrivere. Quindi, un giorno un piccoletto largo e tondo, con un bel paio di occhialoni, chiese ad una persona che  stava camminando con un fascio di carte sotto al braccio, dove si trovasse la reggia. Veniva da lontano e gli avevano consigliato di visitarla, perché era stata progettata da uno dei migliori architetti che mai si erano visti nel paese. L'uomo con le carte rispose che stava giusto andando in quella direzione e quindi avrebbero potuto  fare il tragitto insieme. Parlarono del più e del meno, si scoprirono entrambi estimatori dell'arte e della musica e la stada finì molto prima che si fossero stancati di parlare. In realtà l'uomo era arrivato ad una porta laterale della reggia, un'entrata di servizio da cui stava entrando una  lunga fila di persone. Quasi senza accorgersene i due si misero in coda e, continuando a parlare, scivolarono dentro insieme alla fila. Questa terminava di fronte a tre scrivanie. Quando davanti non vi fu più nessuno, l'uomo venne dirottato verso una scrivania e il piccoletto verso l'altra. :"Cosa sai fare, in particolare?" Gli chiese uno scrivano distratto :"Niente!" rispose l'interpellato :"E lo sai fare bene?" :"Me la cavo!" :"Sei paziente?" :"Mmhhh, non quanto vorrei." :"Sai cavartela nelle difficoltà?" :"Bho? Credo di sì!" :"Bene, allora sei assunto come sottocameriere. Segui quella guardia!" La guardia prese per la collottola il piccoletto sempre più attonito e lo trascinò lungo i grandi corridoi del palazzo. Mentre passavano fu in grado di apprezzare i bellissimi dipinti e arazzi, le sculture raffinate e gli arredi particolarmente curati. Quindi fu  cacciato dentro una pporta e lasciato solo. Un cameriere in livrea aprì le pesanti tende e il piccoletto si ritrovò nientepopodimeno che nella stanza da letto del principe. Un urlo belluino del nobilissimo signore scosse i vetri delle finestre :"Chiudete!" :"Ma, vostra altezza, è già giorno inoltrato! Se non vi svegliate perderete la colazione!" Detto questo scomparve insieme a tutto il resto della servitù, lasciando soli il piccoletto e l'agusta personcina. Il principe, con un'aria così contrariata da incenerire un'elefante, puntò il dito sul nuovo arrivato :"Tu! Prendimi una coppa di succo d'arancia!" :"No!" :"Come no?" :"No!" :"Come osi? Non sai che sono il principe?" :"No!" :"Come no?" :"Credo che la cosa diventi un po' noiosa... quindi finiamola qui, l'ho già sentita in un'altra storia. No, non so che sei il principe  e no, non ti do la coppa." :"Come no?" :"Dai, non ricominciamo! Allora, prima di tutto le cambe ce le hai anche tu, in secondo luogo non mi conosci, e io le caramelle dagli sconosciuti non le accetto, tantomeno gli ordini. Infine, se proprio ci conoscessimo e volessi farti una cortesia, mi aspetterei che tu dicessi, prima, per favore." :"Ma io sono il principe!" :"E io no, come mi sembra evidente!" :"I principi ordinano e l'altra gente esegue gli ordini, sennò gli tagliano la testa!" :"Oh! Ma che  brutte abitudini avete qui! Non sai che le teste tagliate sporcano dappertutto? E che occupano un sacco di posto e che sui tavolini non fanno bella figura, per non parlare della puzza dopo qualche giorno?" Il principe resto per un attimo a pensare alla scena... in effetti l'idea di avere delle teste tagliate sui tavolini non gli piaceva per nulla. D'altro canto nessuno tagliava mai le teste della gente che non aveva obbedito agli ordini del principe, altrimenti non ci sarebbe restato più nessun suddito da nessuna parte del reame. :"Devo dire che hai ragione. Se te lo chiedo per  favore, me la dai una coppa di succo? La brocca è troppo pesante per me, non riesco a solevarla!" :"Bhe, visto che siamo presentati, un favore te lo faccio volentieri! Ecco il tuo succo." Il principe bevve avidamente, poi chiese di nuovo :"E per  avere del pane con il burro e il miele, devo ancora chiedere per favore?" :"Sì!" :"Per favore!" In quattro e quattr'otto il pane fu pronto e spazzolato via. :"Se non vuoi obbedire ai miei ordini, cosa ci sei venuto a fare, qui?" :"A dire il vero ero venuto a visitare il palazzo reale, che, per quanto abbia visto, mi sembra veramente bello." :"Io lo conosco benissimo, potrei farti da guida!" :"Saresti veramente gentile!" :"Me lo chiedi per favore?" :"Certo! Per favore, vorresti condurmi a visitare il palazzo?" Così si misero in cammino e per tutto il giorno andarono di stanza in stanza e di corridoio in corridoio. E ad ogni porta chiusa, con grande stupore da parte delle guardie, il principino chiedeva :"Per favore, potresti aprirci la porta?" Alla fine,  era ormai sera, il principe aprì un'ultima porta: dentro c'era una tavola lunghissima e due persone con la corona in testa a capotavola. :"Papà, per favore, posso invitare a cena quasto mio amico?" Il re, incredulo, fece di sì con la testa. Fu una cena memorabile, il piccoletto aveva girato ogni parte delle terre conosciute e sapeva storie incredibili. Re, regina e piccoletto accompagnarono a letto il pargolo reale e questi, ben affondato nei cuscini, chiese :"Per favore, mi canti una ninna nanna?" E il piccoletto cantò, con voce non proprio intonatissima, un'antica canzone della buonanotte. Quando il principe si fu addormentato il re volle donare al piccoletto un anello d'oro e un lasciapassare, per permettergli di tornare tutte le volte che voleva." Lo gnomo finì di raccontare e chiuse il libro. L'ombra lo guardò, ancora avvinta dall'atmosfera del racconto, e chiese :"Gnomo?" :"Sì?" :"Per favore, mi canti una ninna nanna?" La voce non era proprio intonata, ma la canzone era proprio quella della storia e, come aveva fatto con il principe, fece addormentare sorridendo anche l'ombra.
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categorie: racconti, favole, storie
venerdì, 27 febbraio 2009

Il the

Lo gnomo sedeva sconsolato presso la finestra del bilocale interno albero. Ogni tanto gli capitavano questi momenti non di malingonia, perché lo gnomo riteneva la malinconia un'emozione positiva, ma di senso  disperato di inutilità. Quei momenti in cui ti sempre che il mondo giri dalla aprte sbagliata, e che per quanti sforzi tu possa fare, continuerà a girare in quella direzione. Sono quei momenti in cui ognune delle cose che fai ti sembra banale e superflua, e ti sembra pure che le altre persone ti scorrano intorno con lo sguardo che ti scivola sopra senza fermarsi nemmeno per un istante. L'ombra dello gnomo, che soffriva molto meno di tutte queste problematiche, aveva provato a fare smorfie, raccontare bbarzellette, danzare la passacaglia... senza risultato. Allora, senza più una parola, andò nel piccolo angolo cucina, aprì il canterano, ne tolse il bollitore, le tazze da the, i piattini e i cucchiaini, mise l'acqua a bollire e cercò nella dispensa i migliori biscotti alla crema. Dispose tutto con cura, versò l'acqua sulle foglie di the e quandò tutto fu pronto e le tazze fumanti, andò dallo gnomo e gli mise in mano il tutto. Lo gnomo meccanicamente sorseggiò il the, intinse i biscotti e si rilassò sulla poltroncina. Alla fine dei biscotti e del the guardò l'ombra e le disse :"Grazie!" :"Ah. Allora il the era buono?" :"No, o meglio, il the era molto buono, ma ancora più buona era l'amicizia che c'era attaccata vicino." Quella sera i due dormirono entrambi più tranquilli.
giovedì, 26 febbraio 2009

Occhi

Lo gnomo era indaffarato nella sua stanza del bilocale interno albero. La sua ombra era impegnata nell'altra a fare castelli di carta. D'improvviso, come se si fossero messi d'accordo, si alzarono entrambi e si diressero verso il centro del bilocale, dove si incontrarono faccia a faccia. Si scrutarono come due pistoleri in un duello al sole. Poi l'ombra disse allo gnomo :"Perché mi guardi così?" :"Occhi." :"Come occhi?" :"Abbiamo gli occhi." :"Oh." :"Entrambi." :"Oh oh." :"Entrambi abbiamo gli occhi." :"Questa è una scoperta davvero eccezionale. Direi che sei secondo solo a Galileo Galilei o a Newton o a Archimede o a Wilson Picket." :"Che c'entra Wilson Picket?" :"Niente, ma sai, visto che qui facciamo le scoperte del secolo, come quella dell'acqua che è a temperatura maggiore di quella ambiente..." :"Vuoi dire l'acqua calda?" :"Ma dai! Sei telepatico?" :"No, mi sono solo accorto che dagli occhi si può conoscere qualcosa delle persone." :"Se sono miopi?" :"No, qualcuno dice che gli occhi sono lo specchio dell'anima..." :"E tu ci credi?" :"Mmhh, probabilmente no, altrimenti le persone che non hanno la vista o che hanno perso gli occhi non potrebbero farla vedere, quest'anima. Ma comunque mi sembra una cosa poetica." :"Gnomo, a volte la tua follia mi stupisce. Per fortuna che sono un'ombra paziente." E l'ombra soffiò sul lume, facendo cadere le tenebre della notte. Si sentirono un ciabattare, un tonfo sordo e un grido :"Accidenti!" mentre lo gnomo, al buio, cercava di raggiungere il letto. In un angolo, dove uno spicchio di luna filtrava dalle tende tirate, l'ombra sfoggiava un sorriso ironico.
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categorie: pensieri, follie, fatti nostri, pensierini della sera
sabato, 21 febbraio 2009

... semplicemente

venice1Due turiste a Venezia... mi sono sembrate simpatiche
venice2Una maschera confusa nella vetrina di un negozio... qui il carnevale ha la maggior concentrazione di macchine fotografiche per metro quadrato di tutto il mondo... prima o poi, nella vita, mi capiterà  di arrivarci a scattare!
venice3Questa non è una bellissima foto, non c'era tempo di aspettare, la nave sfilava via... ma l'idea di una Poesia che sfilava a lato del leone di San Marco era troppo simpatica. perdonatemi, non lo farò più!
venice4E infine i colori della regina del mare, raccolti nel riflesso dell'acqua. E' sempre bello essere lì.
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categorie: baggianate, cose inutili per la vita

La foto e l'anima

Lo gnomo e la sua ombra erano seduti ad un tavolo, uno di fronte all'altro. Lo gnomo aveva i gomiti poggiati sul tavolo e il mento appoggiato alle mani, l'ombra era appoggiata all'indietro sulla  sedia  e teneva le braccia conserte. :"Credi che una fotografia riesca a dare l'immagine di un anima?" iniziò lo gnomo :"I pellirosse credevano che le macchine fotografiche le rubassero, le anime... tu pensi  che sia  vero?" :"Non si risponde ad una domanda con una domanda, ma capisco che cosa vuoi intendere. No, un'anima non si può di certo rubare, resta sempre con la persona di cui fa parte. E ora rispondi." :"Va bene, penso che sì, un'immagine dell'anima la sia possa dare. E che questa sia la vera arte del fotografo, come quella di qualsiasi  altro bravo artista: la capacità di riprodurre un'emozione, un atteggiamento, un'idea che da un'anima all'altra risuonano e suscitano altre emozioni." Rimasero a guardasi, ombra e gnomo, per un tempo molto lungo. :"Penso che lo farò." Ruppe il silenzio lo gnomo. :"Che cosa?" :"Ti scatterò una foto." :"Ah..." Di nuovo passò del tempo e poi fu il turno dell'ombra di dire :"Grazie." Prime che lo gnomo  spegnesse il lume ed andasse a dormire.
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categorie: pensieri, pensierini della sera
venerdì, 20 febbraio 2009

Fai nascere la meraviglia

Lo gnomo era seduto con aria concentrata, dalle sue orecchie spuntavano i fili degli auricolari, che terminavano in un i-pod. Anche la sua ombra, a dispetto di tante altre occasioni, era nella stessa posizione, con la stessa intensa concentrazione. :"Tu che ne dici?" disse allo gnomo :"Boh, io non so molto bene l'inglese..." La voce dell'ombra si fece lievemente sarcastica :"Come? TU non sai qualcosa molto bene?" :"Sì, proprio io, non è che a scuola mi impegnassi un gran che... specialmente in inglese." :"E quali erano le materie in cui ti impegnavi? Gnomologia? Umorismo cinico? Cattiveria applicata alle povere ombre innocenti?" :"Nessuna di queste cose si insegnava. Mi piacevano, e quindi mi impegnavo a studiare, la storia, le scienze e la fisica." :"Non sei  un po' contraddittorio? La storie e le scienze sono agli antipodi! E poi, come mai non studiavi l'italiano? Ti piacciono i racconti e  le favole... da qualche parte avrai pure dovuto imparare, no?" :"No, non più di tanto. Mi piace soprattutto leggere e sui libri scritti da altri ho imparato la grammatica in pratica. Scrivere, di per sé, mi è sempre venuto spontaneo, non ho mai fatto alcuna fatica a farlo." :"Va bene, non discutiamo, se proprio vuoi che ammetta che esista il talento innato... posso anche  farlo, visto che io sono un talento naturale per la danza, al contrario di certi gnomi che conosco che non sono neanche capaci di fare una piroetta in modo elegante." :"E' perché soffro di vertigini!" :"Ah sì? E non è anche per via di quei rotoletti cicciosi che ti ritrovi dappertutto che sei imbranato?" Lo gnomo fece la faccia offesa, ma sorrideva sotto i baffi :"Sì! Va bene! Non sono fatto per la danza, lo ammetto! Ma torniamo al discorso iniziale, questa canzone mi piace molto e non so come tradurla. Bring on the wonder, cosa mai vorrà dire?" :"Bring vuol dire portare, bring on suscitare..." :"Sai così bene l'inglese?" :"Io no, è che se vai  su Google lui lo traduce così." :"Mmmh, no, non mi sembra adattissimo... wonder significa meraviglia... che te ne sembra di Fai nascere la meraviglia?" :"Direi che mi piace abbastanza. Ti serve per una storia?" :"No, è che la canzone  ha una bellissima musica e anche il testo non mi sembra male... però mi ricordo che c'erano una volta un bambino e una bambina che stavano in un vicolo del villaggio... erano  appena finiti dentro ad un buco nel bel mezzo del vicolo. La bambina guardava il compagno e gli diceva che da lì non riusciva a vedere le stelle brillare come se fossero vive. Così andarono verso la cima delle colline, dove non c'erano pareti né luci a disturbare l'orizzonte e le stelle brillavano davvero come se fossero vive. Sulle colline, guardando le stelle brillanti si erano detti che quello spettacolo faceva veramente nascere la meraviglia e una dolce canzone... dentro all'anima c'erano  tante cose che loro  avevano  schiacciato nel profondo. Molte volte, come tutti, del resto, avevano fatto delle cose sbagliate, ma ora era il tempo della meraviglia e della canzone e delle stelle. Si guardarono ancora uno con l'altra e gridarono fino alle stelle :"Fai nascere la meraviglia! Fai nascere una canzone!" E sono sicuro che le stelle li ascoltarono." L'ombra era commossa... premette il pulsante del suo piccolo i-pod scuro come lei e mentre le note e la voce le riempivano le orecchie, disse, a bassa voce :"Bring on the wonder... andiamo alla spiaggia a sentire la  sabbia sotto i piedi... ti ho schiacciato in fondo all'anima per troppo tempo..." Lo gnomo soffiò sul lume e fece cadere l'oscurità nel bilocale interno albero, ma lui e l'ombra rimasero lo stesso insieme, ad ascoltare la canzone.
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categorie: racconti, favole, storie, follie, pensierini della sera
giovedì, 19 febbraio 2009

C'est la vie

Lo gnomo era di fronte alla finestra del bilocale interno albero e guardava fuori. Il freddo della notte sembrava far raggrinzire tutto, lo si poteva immaginare dall'immobilità degli alberi spogli. I pensieri dello gnomo volavano via, lontani. Vedeva volti di persone, sorrisi, smorfie, occhi pieni di lacrime, sguardi sfuggenti, sguardi franchi e diritti. Un cumulo di ricordi gli pesava dentro, lo coinvolgeva in un turbine di emozioni, lo teneva avvinto a quell'immobilità fredda. La sua ombra si avvicinò tenendo in mano una tazza di the fumante e un piattino con biscotti al ripieno di vaniglia. Lo gnomo si risosse, senza cambiare espressione prese la tazzina e un biscotto, che intinse nel liquido scuro. Mangiò lentamente il biscotto, soffiò sul the e ne bevve un sorso. Mentre prendeva un altro biscotto l'ombra gli mise una mano sulla spalla :"C'è la vie!" disse, mentre un'altro biscotto veniva intinto e, man mano, ricordi ed emozioni volavano fuori, nel freddo.
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categorie: pensieri, fatti nostri, momenti strani della vita
mercoledì, 18 febbraio 2009

Non può funzionare

Lo gnomo era ancora lievemente alterato nei confronti della sua ombra. Lo scherzo dei fotomontaggi non gli era andato molto a genio. Però non si può restare a lungo in collera con la propria ombra, quindi alla fine i lineamenti corrucciati dello gnomo si distesero nella sua solita espressione. L'ombra prese la palla al balzo e disse :"Va bene, ammetto che lo scherzo era un po' pesantino, ma tu, non hai un po' di senso dell'umorismo?" Lo gnomo andò verso il tavolo su cui era appoggiato il libro delle storie, sfogliò le pagine, trovò il punto giusto e cominciò e leggere :"C'era una volta un bambino piuttosto strano: non rideva né sorrideva mai. Non lo aveva mai fatto nemmeno nei primo giorni di vita. I suoi genitori erano anche loro piuttosto seri, anche se un risata scappava anche a loro, qualche rarissima volta, ma al bambino mai, nemmeno una. Per molto tempo non ci furono problemi, visto che lui era cortese ed educato, non faceva mai scherzi a nessuno, ma quando cominciò ad andare a scuola fu tutta un'altra faccenda. I compagni si sbellicavano in smorfie e risate, cercando di stimolarlo, ma lui niente. Alla fine divenne quasi un caso di stato, furono interessati i cerusici e i sapienti.Si pensò fosse qualche malefici, ma fattucchiere e maghi non ne trovarono traccia, né valsero a nulla i loro sortilegi e incantesimi. Provarono saggi e cerusici, ma niente. Ormai era diventata una sfida: il re aveva perfino promesso un premio a chi fosse riuscito a farlo ridere. Migliaia di partecipanti avevano già provato, ma ancora il piccolo resisteva. Finché arrivò a proporsi un tipetto strano, alto un tappo e mezzo, tondo quanto era largo e con due occhialoni spessi così. :"Siamo in due!" dichiarò, e i giudici della tenzono si guardarono intorno, senza vedere altre persone. :"Tu e chi?" gli chiesero :"Io e la mia ombra!" Immediatamente fu tacciato di follia pura, ma visto che comunque sembrava inoffensivo, gli portarono il bambino per iniziare la prova. Si era accumulato un certo pubblico, vista l'evidente pazzia del concorrente. Questi tolse da una borsa un lungo camice da cerusico. lo indossò e subito le persone intorno scoppariono immediatamente a ridere: era talmente abbondante da scivolargli ogni momento tra i piedi. Il piccoletto si infuriò con la gente, diventando paonazzo :"Cosa avete da sghignazzare? Non siete voi che dovete ridere!" Ma nessuno riusciva a smettere... nemmeno la sua ombra che si sbellicava pipù di tutti gli altri. Con un rapido movimento l'ometto fece una cosa che sembrava impossibile: strinse nel pugno la sua ombra e se la strappò dai piedi, poi cominciò a sbatterla di qua e di là con rumori secchi e brutti tonfi. L'ombra non stava certo a subire passivamente, ingaggiò una lotta furibonda e i due rotolarono di qua e di là strattonandosi con vigore. Così rovesciarono piatti e tavoli, addobbarono le signore più alla moda con tendaggi stappati dalle finestre, procurarono bernoccoli ai notabili con i pezzi delle vecchie armature di rappresentanza che volavano come zanzare impazzite, fecero ruzzolare come birilli maggiordomi e camerieri. Il bambino aveva gli occhi sgranati dalla meraviglia, la gente intorno era per terra che si teneva la pancia dalle risate... la meraviglia... miracolo... si trasformò prima in sorriso, poi in una franza risata. Di colpo l'omino e la sua ombra smisero di lottare, si rialzarono, si tolsero la polvere di dosso, riposero il camice e, tra le risate che non si spegnevalo più sgattaiolarono via. I messid el re li cercarono in lungo e in largo, per consegnare il premio, ma nessuno li vide più da quelli parti." Lo gnomo chiuse il libro, mentre l'ombra era ancora rapita dal racconto... raccontare era l'arma segreta dello gnomo, con un racconto faceva pipù danni che un guerriero con lo spadone a due mani. :"Io questa cosa non me la ricordo... " disse poi l'ombra :"Oh, a quei tempi io avevo un'altra ombra." :"Allora eri proprio tu il personaggio della storia! Perché non mi hai mai detto che andavi in giro con un'altra ombra?" :"Mmmh, non è che possa stare a raccontarti tutto della mia vita, sarebbe troppo lungo." L'ombra rimase in silenzio. I silenzi e gli gnomi vanno bene insieme, ma per le ombre degli gnomi è tutta un'altra faccenda, così quella non ce la fece più a resistere e sbottò :"Ma era più simpatica di me?" :"Mmmh, era piuttosto simile a te, si vede che vi fanno tutte con lo stampino!" Poi prese un libro e si mise a leggere, mentre l'ombra rifletteva ancora se prendere quell'affermazione come un complimento o un'offesa.
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categorie: racconti, favole, storie, follie
martedì, 17 febbraio 2009

Prossimamente su questi schermi

L'ombra dello gnomo era impegnata a ritagliare riviste patinate. Aveva riempito un tavolo intero di questi ritagli. Lo gnomo, che era uscito per cercare un po' di erba gatta per il gatto di Alice, si fermò perplesso nel vedere quello sfacelo. Non che fosse particolarmente ordinato, questo no, ma la forbiece dell'ombra aveva fatto veramente un surplus di lavoro per produrre così tanti pezzettini colorati. :"Stai cercando di preparare i coriandoli per carnevale?" chiese lo gnomo, lievemente alterato. L'ombra rispose sogghignando lievemente :"No, no!" :"Stelle filanti?" :"No!" :"Lettere minatorie?" :"No!" :"Materia prima per fare cartapesta?" :"Ma neanche!" :"Un modo per farmi arrabbiare?" L'ombra arrossì un poco :"Fuochino..." :Un modo per prendermi in giro?" :"Uhhm, sì, beccato!" :"Ma almeno è divertente?" :"Da matti!" L'ombra rise apertamente e mostrò allo sbigottito gnomo una serie di fotomontaggi ricavati dalle riviste: aveva sotituito con la testa dello gnomo quella di famosi attori nelle locandini di film. Lo gnomo prese i fogli e cominciò a leggere i titoli :"2001 odissea dello gnomo..." :"Ah! Un vero film di culto!" :"Alla ricerca dello gnomo perduto." :"Con il cappello di Indiana Jones stai benissimo!" :"Incontri ravvicinati del terzo gnomo" :"La fantascienza mi è sempre piaciuta! Vai avanti, questi sono più recenti!" :"Operazione Gnomiria ?1?" :"Oh, beh, riconosco che questo non è il massimo, ma la tua testa al posto di quella di Tom Cruise è veramente spassosa!" :"Lo gnomo NON veste Prada." :"Opps... non è solo un commento sulla tua ineleganza... è che sul corpo di Merryl Streep  sei una favola. Avrei voluto metterti anche su Mamma mia, ma con il titolo non ce la facevo proprio!" :"Bene, sai cosa faccio adesso?" :"Cerchi di farmi ingoiare tutto, anche se sai che non ci riuscirai perché le ombre non hanno stomaco?" :"No!" :"Spegni il lume così scompaio ridendo?" :No! Ti trasformo in un fumetto!" :"E quale?" :"Uno vecchio come me... l'uomo mascherato, altrimenti detto l'ombra che cammina!" E detto questo prese una scopa, la mise controluce e con l'ombra che ne risultava cominciò ad inseguirla per tutta la stanza.
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categorie: follie
lunedì, 16 febbraio 2009

Salutami Alice

Lo gnomo stava correndo affannato, con un orologio da tasca in mano, con l'altra mano si trascinava dietro la sua ombra. :"E' tardi! E' tardi!" Continuava a dire. La velocità della sua corsa aumentava sempre di più, sino a farlo sembrare un treno in corsa. L'ombra non capiva più niente... Di botto lo gnomo si fermò davanti ad un gatto che sornionamente sorrideva, con la coda avvoltolata. :"Salutami Alice!" Gli disse lo gnomo e scattò di nuovo via, con la povera ombra a rimorchio. Il gatto, sornionamente, iniziò a scomparire.
postato da: 22gnomo alle ore 18:58 | link | commenti
categorie: follie